L’ultimo matrimonio prima di Samhain ha sempre, per me, un sapore particolare. A fine di ottobre la luce si accorcia, la natura piano piano rallenta, e le foglie tornano alla terra per nutrire le radici. A ottobre si apre quel tempo che nella tradizione celtica, è legato alla memoria, agli antenati e alle nostre radici.
È un passaggio che sento molto profondamente anche nel mio lavoro di celebrante naturale. Per questo, abitualmente, dal 31 ottobre in poi sospendo i matrimoni e lascio che questo passaggio dell’anno abbia il suo spazio. Entro in un tempo diverso, più raccolto, dedicato a Samhain e a tutto ciò che appartiene al regno della memoria. Le celebrazioni matrimoniali riprendono poi con l’avvicinarsi del solstizio d’inverno.
Alessandra e Filippo hanno scelto proprio quella linea sottile, l’ultimo tratto del calendario prima di questo tempo. Una scelta che ho sentito subito particolarmente coerente con loro, perché entrambi mi hanno raccontato quanto si sentissero vicini alle energie di questo periodo dell’anno e quanto desiderassero vivere il loro matrimonio celtico nella natura proprio in quel momento.
Preparare con loro questa cerimonia simbolica è stato quindi un percorso che ha avuto, fin dall’inizio, una sua atmosfera particolare. Ho chiesto loro di raccontarmi la loro storia, come faccio con ogni coppia che accompagno e nelle loro parole ho trovato subito un elemento che mi ha incuriosita: il cielo.
Il loro incontro è nato infatti proprio attraverso il mondo della divulgazione scientifica. Filippo si occupava di astronomia e divulgazione sui social e Alessandra, leggendo uno dei suoi contenuti, aveva lasciato una frase che, con il senno di poi, sembra quasi una piccola profezia. Da lì è arrivato un primo contatto, poi le conversazioni, la conoscenza e infine una storia d’amore bellissima. Proprio mentre iniziavano a conoscersi, nel cielo accadeva qualcosa che avrebbe finito per entrare nella loro personale mitologia: Betelgeuse, la grande supergigante rossa della costellazione di Orione, aveva diminuito drasticamente la propria luminosità. Forse quella stella aveva ceduto per un momento una parte della propria energia per favorire il loro incontro. Una spiegazione naturalmente lontana da quella scientifica, ma perfettamente vicina al modo in cui una coppia può trasformare una coincidenza in un’immagine che appartiene soltanto a lei.
Mi ha colpito molto questo elemento perché racconta qualcosa anche del loro modo di guardare il mondo: la capacità di tenere insieme scienza e meraviglia, razionalità e immaginazione, ciò che possiamo osservare e ciò che scegliamo di sentire. È un equilibrio che ho ritrovato anche nel modo in cui mi hanno parlato del loro incontro. Entrambi hanno descritto una sensazione di familiarità immediata, difficile da spiegare con la sola ragione. Una di quelle sensazioni che fanno pensare di avere incontrato qualcuno per la prima volta e, nello stesso tempo, di riconoscerlo.
Il mio lavoro, quando preparo una celebrazione, consiste soprattutto nel raccogliere ciò che gli sposi mi affidano e trovare il modo di trasformarlo in parole, simboli e gesti che abbiano un significato autentico per loro. La cerimonia diventa così quel racconto condiviso, nel quale la coppia può riconoscersi e nel quale anche gli invitati possono intravedere qualcosa del viaggio che li ha condotti fino a quel giorno.
Con Alessandra e Filippo è stato particolarmente bello intrecciare questo racconto con il periodo dell’anno che avevano scelto. Samhain è una soglia. È il momento in cui la natura ci ricorda il valore delle radici, della memoria e della continuità. È il tempo in cui possiamo guardare indietro e riconoscere ciò che ci ha portati fino a qui, prima di rivolgere nuovamente lo sguardo verso il futuro.
Un matrimonio, invece, è una delle soglie più importanti che una persona possa attraversare: segna l’inizio di un nuovo capitolo, una scelta consapevole di camminare insieme verso ciò che ancora deve accadere. Mi è sembrato bellissimo che queste due dimensioni si incontrassero proprio nella loro celebrazione. Da una parte il passato, le radici, ciò che li ha condotti fino a quel momento. Dall’altra il futuro che stavano scegliendo insieme. E in mezzo loro due, con la loro storia, i loro simboli e il loro modo personale di intendere l’amore.
Anche la loro vicinanza alla cultura celtica e all’Irlanda ha contribuito a dare alla cerimonia una direzione precisa. C’erano elementi che appartenevano al loro immaginario e che potevano entrare nel rito in maniera naturale. Per me questo è un aspetto fondamentale quando parlo di matrimoni celtici: il simbolo acquista forza quando ha una relazione vera con le persone che lo scelgono. La natura, in questo senso, diventa una compagna di viaggio della loro storia.
La storia di Alessandra e Filippo aveva come protagonisti: il cielo, le stelle e quella loro immagine dei due protoni che, dopo un viaggio lungo miliardi di anni, finiscono per ritrovarsi. Aveva la natura, l’Irlanda e il richiamo di una cultura che entrambi sentono vicina e aveva soprattutto quella sensazione di riconoscimento che, fin dal loro primo incontro, aveva fatto pensare a entrambi di essersi trovati dopo un viaggio molto più lungo di quello che potevano immaginare.
Io ho avuto il privilegio di raccogliere tutto questo e trasformarlo in una celebrazione poi, come accade sempre, è arrivato il momento di lasciare che le parole diventassero rito, che la storia vissuta diventasse racconto e che la coppia attraversasse la propria soglia davanti alle persone che ama.
Grazie di cuore Alessandra e Filippo,
Annelmeton

Annemeton, celebrante matrimonio celtico e simbolico.
