Il 2 giugno 2026, Greta e Gianpaolo hanno scelto di celebrare di nuovo la loro unione con un rinnovo del matrimonio celtico nel giardino della loro casa a Milano.
Nel matrimonio celtico si parla spesso di unione “per un anno e un giorno” perché il tempo non è visto come qualcosa di definitivo, ma come un ciclo che si rinnova. Questo periodo rappresenta un tempo completo: attraversa le quattro stagioni, i cambiamenti, le prove e le trasformazioni naturali della vita. Arrivati a quel punto, la coppia non dà per scontato il legame, ma sceglie consapevolmente se rinnovarlo. Il rinnovo, quindi, non è un obbligo, ma un atto intenzionale: è dirsi ancora “sì” dopo aver vissuto davvero insieme, con maggiore consapevolezza e presenza.
Una scelta che, per chi non conosce questo tipo di rito, può sembrare simbolica. In realtà lo è, ma nel senso più concreto possibile: è un modo per fermarsi, guardarsi, e dirsi ancora “ci sono”.
Nel tempo le cose cambiano. Cambiano le persone, cambiano gli equilibri, cresce la vita intorno. E proprio per questo, a volte, ha senso tornare lì, a quel punto iniziale, non per nostalgia ma per rinnovare uno stato di presenza. Il rinnovo, nel rito celtico, è esattamente questo: un riallinearsi, un rimettere al centro ciò che tiene unita la coppia.
Sono arrivata un po’ prima, con il tempo giusto per preparare lo spazio. Nel loro giardino c’è un piccolo angolo tra gli abeti, raccolto, quasi protetto. Ho scelto quello. Ho allestito lì, in modo semplice, lasciando che fosse il luogo stesso a guidarmi.
L’altare è nato piano: pochi elementi, ma significativi. Ho portato con me anche gli oggetti del loro primo matrimonio, quelli che custodiscono la memoria del loro inizio. Tra questi, la corda dell’handfasting. L’abbiamo ripresa, sciolta, riaperta. È stato un gesto molto concreto e pieno di significato: ciò che era stato legato non si rompe, si trasforma, si rinnova.
Riaprirla è stato come dire: siamo ancora qui, ma non siamo più gli stessi. E va bene così.
La giornata si è svolta nel loro spazio, a casa loro. Ed è stato naturale che diventasse anche un momento di benedizione del luogo in cui vivono, della casa che ogni giorno li accoglie e che custodisce la crescita dei loro bambini Morgana e Sirio.
E forse è proprio questo il punto di queste cerimonie: non fare qualcosa di “speciale” a tutti i costi, ma dare spazio, ogni tanto, a ciò che speciale lo è già.
Con amore,
Annemeton

Annemeton, celebrante matrimonio celtico e simbolico.
