Un Matrimonio alle porte del Solstizio d’ Estate, dentro una casa piena di vita…

Alle porte del solstizio d’estate, immersi nella loro casa e nella natura, ho accompagnato un matrimonio celtico di Rosella e Fulvio che aveva una qualità molto precisa: presenza, radicamento, verità. Il caldo, la luce piena, la valle intorno… tutto contribuiva a creare uno spazio vivo. E dentro quello spazio, il loro modo di stare insieme arrivava in modo diretto, senza bisogno di spiegazioni. E quel giorno, questa risonanza si sentiva.

Arrivo sempre con qualche ora di anticipo, è una mia abitudine. Mi serve per ascoltare il luogo, per capire che tipo di energia c’è, per entrare dolcemente in risonanza con la terra. Quel giorno, appena scesa, ho sentito subito che non sarebbe stata una cerimonia come le altre.

La casa di Fulvio e Rosella era già in fermento. Tra i fornelli della loro cucina di casa erano già attivi Vito e Vanna i “Maghi dei Fornelli” pronti a prepare un ottimo rinfresco post cerimonia e tra le camere della loro casa; trovo Rosella e Fulvio, ancora indaffarati con gli ultimi preparativi, come da buoni padroni di casa. Emozionati mi abbracciano felici, erano esattamente al loro posto. Loro infatti sono dotati di una qualità rara: una serenità stabile. Rosella e Fulvio hanno questo modo di stare al mondo, un equilibrio che si è costruito nel tempo e che a un certo punto è diventato percepibile anche per chi li guarda da fuori. Mentre li osservavo, prima di iniziare, ho avuto la sensazione di entrare in qualcosa di già completo, già radicato e maturo. Eravamo alle porte del Solstizio d’Estate e questa cosa si sentiva davvero. Decido di rinfrescarmi, il caldo era palpabile, il Sole era prominente. La luce, il calore, la natura intorno, tutto portava in quella direzione: espansione, maturità, manifestazione.

In quel tipo di energia, accompagnare un’unione diventa qualcosa di molto intenso e consapevole: “Sotto il massimo della luce ci vediamo e in questo apice siamo anche pronti ad affrontare i giorni che decrescono in essa”.

Sapevo che stavamo celebrando un matrimonio celtico, ma in quel momento la parola “celtico” ha preso un significato molto concreto. Durante la cerimonia ho sentito chiaramente il loro legame con il luogo che spesso ritrovo nei riti celtici. Il contatto con la terra, la presenza degli elementi e della loro comunità, il senso di ciclicità. È lì che il rito handfasting, il gesto delle mani unite, prende davvero forza come atto che si rinnova ed enuncia una volontà.

Mentre parlavo, mi rendevo conto che non stavo solo accompagnando loro due. Anche le persone presenti erano dentro lo stesso movimento circolare. Ognuno, a modo proprio, entrava in contatto con qualcosa di personale. Il Solstizio fa anche questo, porta fuori ciò che è pronto, mette luce su ciò che vuole emergere. Quello che mi ha colpito di più è stato il modo in cui Fulvio e Rosella hanno abitato ogni passaggio, la loro presenza e la loro capacità molto naturale di riconoscere il valore di ciò che stavano vivendo. In momenti così, il mio ruolo cambia. Divento più un tramite che una guida. Tengo lo spazio, accompagno, ma lascio che siano loro a riempirlo.

Celebrare un matrimonio in natura, in una casa che è già luogo di vita, crea una qualità diversa. Tutto è più vicino, più reale. I suoni, la luce, il calore sulla pelle. Anche le piccole imperfezioni diventano parte dell’esperienza. E questo rende il rito più autentico, più umano. Quando siamo arrivati al loro sì, ho sentito una specie di quiete, come se qualcosa si fosse posato.

Ripensandoci ora, a distanza, quello che mi resta è proprio questa sensazione di coerenza. Tra loro, tra il luogo, tra il momento dell’anno e forse è questo, alla fine, il cuore di un wedding, far emergere l’essenza di un’unione. Quando succede, si sente. E resta.

Grazie,

Annemeton

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